Tu quoque Matteo? Renzi e il mistero della bandiera sparita

La notizia – avrebbe detto la coppia d’oro Greggio-Iacchetti a Striscia la Notizia – è di quelle da far accapponare i capelli.

All’indomani della vittoria di Trump alle elezioni americane, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha tenuto il consueto appuntamento telematico con gli elettori/telespettatori/utenti per rispondere alle domande dei cittadini e commentare l’attualità politica, il cosiddetto #matteorisponde. Al di là dei contenuti della conversazione, ovviamente tutta concentrata sulla campagna per il Sì al voto referendario del prossimo 4 dicembre, a qualcuno non è sfuggita la vera novità comunicativa ordita da Palazzo Chigi.

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Dal “set” allestito nell’ufficio del premier, sorpresa delle sorprese, sono sparite tutte le bandiere dell’Unione Europea che di regola formano parte integrante della scenografia istituzionale. Evaporate, volatilizzate. Neppure un piccolo vessillo ai margini. Accanto al ritratto del Presidente della Repubblica – non che si pretendesse quello de temuto Commissario Katainen, ci mancherebbe – non campeggiava più che uno stuolo di bandiere tricolori.

 

Ora, che tra Palazzo Chigi e i palazzi della Commissione nelle ultime settimane non sia corso esattamente buon sangue è affare di dominio pubblico, così come non sfugge a nessuno che l’Unione non svetti tra le istituzioni più amate dagli italiani a dire di tutti i sondaggi (…ops!).

Ma al di là della questione meramente formale e legale, che pure esiste, come si sono premurati di accertare i colleghi del Fatto Quotidiano (l’obbligo di esposizione dei drappi italiano ed europeo in tutti gli uffici pubblici è disciplinato dal DPR 121 del 2000), la questione di fondo è prima di tutto politica.

Il premier che mercoledì sera dialogava con gli italiani degli scenari globali dopo la vittoria di Trump, della ricostruzione post-terremoto e delle ragioni per ammodernare la Costituzione era lo stesso leader che non più di tre mesi fa accoglieva la Cancelleria tedesca Merkel ed il Presidente francese Hollande sull’isola di Ventotene per celebrare l’eredità del pensiero di Altiero Spinelli ed affermare con orgoglio che l’Europa è e resta “la più grande opportunità per le nuove generazioni“?

Escludendo che si sia trattato di uno scambio di persona (giacchè Crozza è un mirabile imitatore, ma dai tratti fisici ancora troppo lontani da quelli del vero Matteo), non resta che pensare che il premier si sia fatto impacchettare la mossa mediatica da qualche fidato consigliere per la comunicazione – sia l’onnipresente Filippo Sensi, il super-consulente Jim Messina o qualche altro collaboratore.

Ovviamente, in chiave elettorale, per scardinare qualche altro blocco di voti più sensibile ai richiami “nazionali” di area grillina o di destra in vista del referendum. Ed ovviamente per rincorrere la nouvelle vague neo-patriottica che miete successi in tutta Europa ed ha appena trionfato Oltreoceano.

Ma siamo sicuri che un cambio “simbolico” di rotta così drastico aumenti il consenso del Governo e le schede per il Sì al prossimo referendum? O non sarà che la rincorsa di Renzi alla moda anti-europeista finirà invece per confondere le idee ai suoi elettori e privarlo di quell’allure di leader solido, anche negli ideali di riferimento, in mezzo alla tempesta di protesta, che in altri tempi ha saputo interpretare?

Lo scopriremo solo vivendo (e votando), naturalmente.

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