Alain Juppé, il possibile salvatore della patria (europea) della prossima primavera

Un capitano esperto, solido, scevro da ogni tipo di ambizione personale e libero da preoccupazioni di rielezione.

Così si auto-definisce Alain Juppé, l’uomo su cui potrebbero presto convergere tutte le speranze di “tenuta” dell’Europa democratica, nel manifesto di presentazione della propria candidatura a Presidente della Repubblica francese in vista delle elezioni previste per l’aprile 2017.

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Alain Juppé, sindaco di Bordeaux e candidato alla Presidenza della Repubblica francese per il blocco di centro-destra

Ed in effetti di lui tutto si può dire tranne che si tratti di un novizio della politica. Settantuno anni, originario di Mont de Marsan, nell’estremo sud-ovest della Francia, Juppé è sindaco di Bordeaux quasi ininterrottamente dal 1995.

Delfino di Chirac sin dai tempi della scalata di questi al Comune di Parigi, nei primi anni ’80, Juppé ha ricoperto nel corso della sua lunga carriera politica quasi tutti i ruoli-chiave della République. Tranne quello più alto e solenne, oltre che di potere: la Presidenza.

Ora però, il più longevo politico del centro-destra francese degli ultimi decenni all’Eliseo potrebbe arrivare davvero. Nelle elezioni fissate per il prossimo 23 aprile, che chiuderanno il mandato del Presidente uscente più impopolare della storia del Paese, François Hollande, potrebbe essere proprio lui a competere per il “trono” di Francia in rappresentanza dei Républicains, il nuovo blocco politico di centro-destra che interpreta la tradizione gollista.

E’ quanto si augurano neppure troppo implicitamente leader ed osservatori interessati ben al di là dei confini francesi, specialmente dopo l'”allarme rosso” risuonato in tutte le capitale con la vittoria di Donald Trump. Secondo tutte le rilevazioni potrebbe essere proprio Juppé l’unico candidato in grado di tener testa all’agguerritissima Marine Le Pen al secondo turno delle presidenziali, previsto per il 7 maggio, e forse di sconfiggerla.

Pochi tra i Socialisti d’Oltralpe fanno mistero infatti che ad un eventuale ballottaggio tra il sindaco di Bordeaux e la leader del Front National anche gli elettori di centro e di sinistra farebbero convergere i propri voti su Juppé, pur di preservare la stabilità democratica del Paese e scongiurare il trionfo dell’estrema destra. Proprio come avvenne nel 2002, quando il voto compatto di tutto l’arco costituzionale per Jacques Chirac allontanò la grande paura del successo del padre di Marine, Jean-Marie Le Pen, giunto a sorpresa all’ultimo scoglio del ballottaggio presidenziale.

Il volto della speranza di una Francia ed un’Europa ancorate ai valori di democrazia, tolleranza e pluralismo potrebbe essere dunque nei prossimi mesi quello di questo ultra-settantenne combattivo ma dal profilo saggio e moderato. L’esatto opposto dell’ultimo Presidente francese di centro-destra Nicolas Sarkozy, che gli contenderà nuovamente la leadership dello schieramento nelle primarie di area in programma proprio per questa domenica, Juppé sembra avere in effetti tutte le carte in regola per ricoprire con dignità il ruolo di Presidente della Repubblica, nonostante qualche ombra nel suo passato.

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Le proteste di piazza oceaniche dell'”autunno caldo ” del ’95 contro il governo-Juppé

Diplomato alla celebre ENA, la Scuola Nazionale d’Amministrazione che ha formato per decenni tutti gli alti dirigenti dello Stato francese, grazie al legame con Jacques Chirac Juppé ad appena quarant’anni era già Ministro delle Finanze (1986-1988). Segretario generale dell’RPR, il partito di centro-destra francese, dal 1988 sino al 1995, Juppé ha completato la sua ascesa politica diventando Ministro degli Esteri nel 1993
ed infine con la nomina a Primo Ministro, sotto la Presidenza Chirac, tra il 1995 ed il 1997. Anni di cui si ricorderanno principalmente, a dire il vero, le gravi tensioni tra Governo e sindacati, che contro la riforma delle pensioni proposta dall’esecutivo-Juppé paralizzarono il Paese per tre intere settimane nell’autunno del ’95, fino a costringere il Primo Ministro a fare marcia indietro.

Il momento più difficile della carriera politica, quello che sembra pregiudicarne il prosieguo tout court, arriva però alcuni anni più tardi, nel 2004, quando la magistratura francese lo condanna a quattordici mesi di carcere con la sospensiva ed un anno d’ineleggibilità al termine di un’inchiesta per un giro di impieghi fittizi al Comune di Parigi nel periodo in cui ne era stato vice-sindaco.

Ritiratosi dalla scena politica per qualche tempo – “esule” volontario in Québec – Juppé è riuscito tuttavia a ricostruirsi una credibilità politica, e tornato a presentarsi come candidato Sindaco di Bordeaux nel 2006, ha ripreso col nuovo successo elettorale locale a salire, lentamente ma inesorabilmente, la china del consenso tra i francesi come politico tra i più maturi ed affidabili su piazza.

Sarà forse anche per lo scarso spessore dei suoi contendenti, a cominciare da quel Nicolas Sarkozy che sta tentando il tutto per tutto in un improbabile scommessa di ritorno all’Eliseo, che Juppé potrà ora aspirare alla nomination a candidato presidenziale del centro-destra, ed in proiezione di tutto l’arco costituzionale francese in vista del ballottaggio.

Ma dopo un Presidente che prometteva di essere “normale”, François Hollande, e si è invece rivelato a detta di quasi tutti gli osservatori d’ogni parte semplicemente “banale”, i francesi potrebbero ora lasciarsi convincere da questo leader moderato che rappresenta agli occhi di molti la miglior riserva della Repubblica.

Senza urlare né promettere di stravolgere il Paese, Juppé mira a tornare a rendere il Paese – secondo il motto della sua campagna – almeno un po’ più felice. Agevolando il ritorno di una crescita economica apprezzabile in primis, naturalmente. Ma anche tornando a contare nelle decisioni importanti in seno all’Unione Europea, ora che il Regno Unito si avvia ad abbandonarla. E lavorando per un’integrazione migliore delle minoranze etniche e religiose, senza dichiarare guerra a chicchessia – dentro o fuori dal Paese – in nome della lotta al terrorismo, tema tornato drammaticamente al centro dell’agenda politica francese dopo gli attentati di Parigi e Nizza.

Basteranno questi tratti-chiave per convincere i francesi ad affidarsi a lui piuttosto che al clamore anti-Ue ed anti-islamico di Marine Le Pen? Le variabili sulla strada per l’Eliseo sono ancora molte – a cominciare dalla candidatura appena annunciata, sul versante di centro-sinistra, dell’astro nascente Emmanuel Macron. Se da qui al 27 novembre, giorno in cui si concluderanno le primarie del centro-destra, riuscirà a sbaragliare la concorrenza di Nicolas Sarkozy, François Fillon e degli altri contendenti alla leadership di quell’area, tuttavia, l’ultimo sogno di Juppé sarà un po’ più vicino. E per tanti oltre i confini francesi, la speranza di scongiurare un trionfo del Front National a Parigi un po’ meno ardua.

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Una risposta a Alain Juppé, il possibile salvatore della patria (europea) della prossima primavera

  1. Iba ha detto:

    Contro Marine Le Pen ci vogliono forze fresche, forse Macron sarebbe il più indicato. Juppé rappresenta l’establishment francese (Normal Sup,Science Po, l’ENA) e pure stato condannato per corruzione e infine ha un programma economico liberale che non è mai piaciuto ai francesi. Loro hanno voglia di cambiamento e dopo aver votato Hollande per mancanza di alternative rischiano di dare una chance a Le Pen. Juppé per tanti versi mi ricorda Hillary Clinton, entrambi forse troppo sicuri di vincere non capiscono che il gioco è cambiato, forse perché sono rinchiusi in una bolla dove tutti se le cantano e se le suonano a vicenda. Mi auguro Juppé ma temo che possa rivelarsi un clamoroso assist a Le Pen.

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