Hofer-Van Der Bellen, l’Austria al voto nelle elezioni più folli del secolo

Polemiche infuocate per le anomalie nelle schede da inviare per posta, un Paese spaccato da una campagna elettorale infinita, il rischio dietro l’angolo di una deriva populista nel caso le cose si mettano male per il fronte europeista. Il referendum italiano? Macchè, la vera sfida di questa domenica si gioca a Vienna, dove i cittadini saranno chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica nell’elezione più folle del secolo.

Per rinnovare la casella più alta dell’ordinamento repubblicano, rimasta ormai sguarnita dopo che si è esaurito il mandato dell’uscente Heinz Fischer, l’Austria è in campagna elettorale ininterrottamente di fatto da dieci mesi.

hofer-vanderbellen

Già, perché il voto del ballottaggio (in Austria il Presidente è eletto direttamente dai cittadini col sistema del doppio turno) svoltosi lo scorso 22 maggio è stato dichiarato invalido dalla Corte Costituzionale poche settimane dopo per una serie di irregolarità nelle operazioni di scrutinio delle schede inviate per posta. Tutto da rifare, dunque. Un cortocircuito istituzionale indubbiamente increscioso per un solido membro dell’Unione Europea. Ma che pochi avrebbero potuto immaginare avrebbe assunto le dimensioni del tragicomico appena due mesi dopo.

Il 12 settembre il governo di Vienna ha infatti chiesto al Parlamento di approvare un clamoroso nuovo rinvio del voto presidenziale, previsto per il successivo del 2 ottobre, fino alla data del 4 dicembre. La motivazione? La colla non abbastanza aderente per chiudere a dovere le buste delle schede da inviare per posta (e due). Imbarazzante per quanto fosse la questione, il Ministero dell’Interno non ha potuto far altro che constatare la fondatezza delle proteste di alcuni cittadini ed indire il rinvio.

A meno di sorprese – è proprio il caso di dirlo – domenica la parola va dunque finalmente agli elettori, si spera per la volta buona (sia detto senza alcuna renziana accezione). A contendersi la poltrona di Presidente della Repubblica, in una sfida che si preannuncia un testa a testa all’ultimo voto, il candidato del partito dei Verdi, Alexander Van der Bellen e il nazionalista dell’Fpo, Norbert Hofer. Polverizzati al primo turno i due partiti tradizionali di centro-sinistra (Spo) e centro-destra (Ovp), in grave difficoltà come nel resto d’Europa, la scena è rimasta tutta per i due partiti alle “ali” del sistema politico.

L’ecologista, 72enne docente emerito di economia dell’Università di Vienna, aveva battuto di un soffio, appena 30.000 preferenze, il 45enne sfidante di destra nel voto poi annullato di maggio. Hofer però era arrivato contro ogni previsione davanti a tutti al primo turno svoltosi il 24 aprile, gettando nel panico buona parte dell’establishment politico-economico austriaco e di quello europeo più attento. Se si presenta come il volto “pulito” dell’Fpo, non pochi sono infatti preoccupati delle radici profondamente nazionaliste e xenofobe del suo partito, che già tra il 1999 ed il 2002 è peraltro stato al governo del Paese all’epoca della leadership di Jorg Haider.

Le piattaforme politiche dei due contendenti non potrebbero essere più diverse, considerato che Van Der Bellen si muove su una linea decisamente pro-europea, mentre Hofer spinge forte sul tasto dell’opposizione all’accoglienza dei migranti e non esclude un referendum sulla permanenza del Paese nell’Unione.

Considerato il ruolo non-esecutivo del Presidente della Repubblica, comunque, la sfida più importante si giocherà la prossima primavera, quando con ogni probabilità il Paese tornerà al voto per eleggere il nuovo Parlamento e dunque il nuovo governo – con i sondaggi che danno al momento chiaramente in testa l’Fpo guidato dal leader Heinz-Christian Strache.

Sempre che gli austriaci non siano troppo stanchi di andare a votare e disertino le urne.

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