La Danimarca affossa il Trattato di Maastricht, l’Europa trema

(Virtually published on June 3rd, 1992)

Un nuovo spettro si aggira per l’Europa, da ieri. E’ quello dell’euro-scetticismo, il timore delle conseguenze dell’unificazione del continente da parte degli stessi cittadini europei, secondo la nuova definizione degli esperti. Una malattia che potrebbe rivelarsi fatale per un processo d’integrazione “post-nazionale” che non può fare a meno del supporto popolare.

Contro ogni previsione infatti, ieri, 2 giugno 1992, la Danimarca ha rigettato tramite
referendum l’adesione del Paese all’Unione Europea, sancita dal Trattato di Maastricht. La notizia ha gettato nel panico i governanti di mezza Europa, che mai si sarebbero aspettati una bocciatura da parte di uno dei Paesi che ha più beneficiato degli aiuti comunitari. Senza la ratifica da parte di tutti gli Stati membri, infatti, il Trattato non può entrare in vigore e la nuova creatura politica, l’Unione Europea, rischia di morire prima ancora di vedere la luce.

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Con un’affluenza record dell’82,9% l’elettorato danese ha respinto l’adesione all’Ue – che dovrebbe prendere il posto della Comunità Economica Europea rafforzando la dimensione dell’integrazione politica – di uno strettissimo margine: 50,7% contro 49,3%. Il risultato è stato tuttavia un vero e proprio schiaffo all’establishment politico danese, che si era espresso pressochè compattamente per il Sì. Il Primo Ministro Poul Schlüter ha per ora escluso di volersi dimettere.

mittMentre la classe dirigente scandinava sta ancora assorbendo lo shock del voto, tuttavia, tutti gli occhi sono già puntati sull’Irlanda, dove si terrà un analogo referendum tra poco più di due settimane, e soprattutto sulla Francia, che sottoporrà il Trattato al giudizio popolare il prossimo 20 settembre. Se a bocciare l’accordo dovesse essere uno dei grandi Paesi fondatori – è chiaro a tutti gli osservatori – il progetto di Maastricht sarebbe definitivamente affossato e si aprirebbe una crisi senza precedenti nella storia dell’integrazione europea.

Il primo a tremare per l’esito del voto danese, ieri sera, era proprio il Presidente francese François Mitterrand, grande fautore dell’accordo di Maastricht e che si gioca tutto nel referendum di metà settembre.

La diplomazia è già al lavoro e non è escluso che l’exploit del No danese rimanga isolato – nei corridoi europei già si parla di un possibile secondo voto per dar la possibilità al Paese di “rivedere” la propria scelta. Ma se il referendum scandinavo di ieri avrà un merito, sarà quello di aver interrotto forse per sempre la politica del “tacito consenso” dei cittadini europei sugli avanzamenti del processo d’integrazione portato avanti dalle élites.

Da ieri, l’Europa non si può più fare senza il consenso dei suoi popoli. Con quali esiti, soltanto i posteri, tra venticinque anni o giù di lì, potranno dirlo.

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