Soddisfatto solo il 5% dei ricollocamenti dei migranti. Eppure l’Unione Europea è soddisfatta…

[Esercizio di guestblogging: io, Andrea Boeris, ho preso il controllo del blog di Simone Disegni e mi diletto per un giorno con le politiche dell’immigrazione nell’Ue]

Un’Europa del nord economicamente forte e una del sud debole. Ventotto politiche estere diverse, ogni Stato gestisce la sua. Va bene tutto, sono cose già note. Ma è sulle politiche migratorie che l’Unione Europea sta tradendo se stessa. Basta un dato: 5%. Sono gli 8.162 rifugiati ricollocati dall’Ue sui 160 mila previsti dall’ultimo accordo del settembre 2015.

I due paesi che si stanno facendo carico dell’accoglienza sono Grecia e Italia, ma da settembre 2015 a oggi sono stati soltanto poco più di 6 mila i ricollocamenti dalla penisola ellenica ad altri stati dell’Unione. Meno di 2 mila quelli dall’Italia. L’uscente Regno Unito si era subito tirato fuori dal piano, potendo esercitare la possibilità di opt-out dalle politiche di asilo. Ma il meccanismo di ripartizione si sta scontrando con la contrarietà dei paese dell’Europa centrale, quelli che si sono uniti più tardi al processo di integrazione.

La Repubblica Ceca ha accolto dodici persone. Nove la Slovacchia di Robert Fico, attuale presidente di turno del Consiglio Ue. Zero l’Ungheria e la Polonia.

In questo contesto l’Ue ha firmato nel marzo 2015 un accordo con la Turchia, la cui clausola “uno a uno” promette asilo ad un rifugiato siriano attualmente residente in Turchia per ogni richiedente asilo respinto dall’Europa e rimandato nella stessa Turchia. Un patto costato tre miliardi di euro all’Europa, 677 milioni pagati fino a questo momento, e che ha portato finora all’accoglienza di nemmeno 3 mila siriani.

Lunedì 12 dicembre si sono riuniti i ministri degli Esteri dell’Unione, ma di immigrazione non si è parlato. Ne parlerà il consiglio europeo del 15 dicembre, che farà il punto sugli ultimi sviluppi relativi alla politica migratoria dell’Ue. Si parlerà di “solidarietà concreta“, nell’ottica di una divisione dei costi dell’accoglienza. Parole al vento. Così come la proposta di Bruxelles di imporre un contributo di solidarietà di 250 mila euro per ogni persona assegnata a uno Stato e non accolta. Una proposta bollata come “ricatto” dal gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria).

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Dimitris Avramopoulos, commissario con delega all’immigrazione

Questo il quadro generale, con le istituzioni europee che si dicono convinte che le politiche sull’immigrazione dell’Ue stiano funzionando. Perché, nel frattempo, il commissario europeo che ha la delega all’immigrazione, il greco Dimitris Avramopoulos, si dice soddisfatto dell’aumento dei ricollocamenti nel mese di novembre e punta a raggiungere l’obiettivo prefissato di 160 mila entro settembre 2017. Ecco cosa dice:”Sempre più stati aprono le loro frontiere. Presto potremmo affermare che il piano dei ricollocamenti funziona”.

La realtà dei fatti sembra dire l’opposto.

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