L’accerchiamento dell’Europa? Gli 883 avevano previsto tutto, 24 anni fa

883

Chi l’avrebbe mai detto, che anche a noi europei sarebbe capitato – e dopo neppure così tanti anni di attesa – di vivere sulla nostra pelle la sindrome da accerchiamento? Si pensava, noi generazioni nate al calduccio del dopoguerra, che una tale, inspiegabile fobia potesse colpire soltanto Paesi “strani”, sotto sotto un po’ militaristi, come Russia o Israele. Non certo noi europei, che la guerra l’abbiamo ripudiata, espulsa dal continente, per sempre (?), e di Difesa non avremmo neppure più bisogno.

Brutto e difficile risvegliarsi dal sogno (meraviglioso ed estremamente convincente, ma tale) che nulla sia dato per scontato ed afferrato una volta per tutte, nella Storia: certamente non la stabilità politica, quanto mai minacciata, ma neppure la Pace tanto faticosamente costruita, nel medio termine. Nè le istituzioni che ci siamo dati.

Mai, prima d’ora, era stato così duro, esplicito e concentrico l’attacco alle istituzioni dell’Europa unita. Esplicito, sì, non da ieri. Duro, a tratti. Concentrico, davvero mai. Tanto che forse il modo migliore per spiegare la portata di tutto ciò è facendo ricorso al sottile filo conduttore della Musica con la M maiuscola. Quella degli 883.

E può darsi che entri in gioco più o meno coscientemente l’atmosfera dileguante di Sanremo, ma ci sono titoli o versi fulminanti, a volte, che riescono ad incidere meglio di mille report scientifici il mood di un certo processo in corso.

Dunque un leader come Antonio Tajani, il neo-eletto Presidente del Parlamento Europeo – ad un tempo in cui essere eletti ad una carica di rappresentanza Ue non corrisponde esattamente ad un passepartout per la popolarità – farebbe bene a tornare ad ascoltarsi il successo strepitoso dei “ragazzacci” di paese Max Pezzali e Mauro Repetto per rendersi conto di quale sfida titanica il Vecchio Continente si trova ad affrontare.

NORD

Suvvia, David Cameron non farà davvero sul serio no? Non vorrà seriamente promettere di tenere un referendum sull’uscita dall’Unione Europea nel caso dovesse sbancare alle elezioni, vero? Ok l’ha fatto.

Di chiacchiere durante la campagna elettorale se ne fanno tante: di promesse non ne parliamo. Ma ora che è salito davvero al potere non fisserà per davvero il referendum, non sarà così sprovveduto da sottoporre un tema di tale complessità agli umori popolari. No? No.

D’accordo, l’orgoglio insulare dei britannici è forte e non lo scopriamo oggi, ma gli inglesi non saranno così pazzi da voltare le spalle al più grande progetto di unificazione politica ed economica mai sperimentato nella Storia. Andranno mica a fidarsi di uno come Nigel Farage? So it seems.

Ok, ha vinto il sentimento di rivalsa, la voglia di “dare una lezione” ai burocrati di Bruxelles. Ma il nuovo governo inglese chiamato a tradurre in azione politica concreta il dettato del referendum non vorrà certo tagliare del tutto i ponti con l’Unione Europea, il più grande mercato del mondo. No? Giusto il tempo per Theresa May di mettere a punto i piani tecnici per la hard Brexit, la rottura totale, a dire il vero. Che del Vecchio Continente la ritrovata global Britain può fare tranquillamente a meno, se non per gli accordi di non-belligeranza del caso, e poco più.

Gli euro-scettici di tutto il resto del continente segnano sul taccuino, ed affilano le armi.

E’ l’attacco da Nord.

SUD

Alzi la mano chi ha la ricetta pronta in mano per dare un senso e trovare una risposta alla sfida dei flussi epocali di migranti che premono sul fronte mediterraneo per trovare salvezza, o fortuna, nella vecchia Europa.

361mila le persone giunte via mare in Europa nel 2016 (la metà delle quali sulle coste italiane), secondo i dati della Fondazione Ismu; mezzo milione di richieste d’asilo nei Paesi Ue soltanto nel primo semestre; quasi 5 milioni nel complesso i cittadini siriani fuggiti dal proprio Paese per trovare scampo dalla guerra. Non è certo un cosciente attacco alla tenuta  dell’Europa, quello che spinge da Sud: piuttosto l’elevazione a potenza di un numero infinito di drammi personali che cercano un riscatto o la salvezza nel continente dall’altra parte del Mare.

Per le dimensioni che assume, però, agli occhi dei cittadini e dei governanti “al di qua” del mare il fenomeno assume tutte le sembianze di un attacco da Sud.

OVEST

Ad un Presidente americano poco interessato all’Europa, già c’eravamo abituati. Erano bastati pochi mesi del suo mandato per capire che Barack Obama sarebbe stato il primo Commander in Chief davvero post-moderno, sul terreno della politica estera. Gli equilibri nei rapporti di forza d’altra parte mutano nel tempo, specie in campo economico, e le priorità vanno di conseguenza. Asia-Pacifico in testa a tutte le strategie ed i pensieri, dunque, ed a seguire, semmai, le primavere arabe, sfociate poi nel caos e nelle contro-rivoluzioni che conosciamo.

Ma un Presidente Usa pronta a sparare fuoco e fiamme (verbali, ben inteso) sull’Europa proprio non eravamo pronti a vederlo giungere, non tanto in fretta, almeno. Pare insensato ed impossibile: tanto vale farci il callo in fretta, invece, chè i segnali sono del tutto chiari.

Donald Trump non ha semplicemente alcun tipo d’interesse per l’Unione Europea. Non la conosce, non la comprende, non lo interessa. Vede ben più di buon occhio, di sicuro, gli “scissionisti” britannici che hanno rispolverato – prima di lui e forse aprendo la porta al suo trionfo – l’orgoglio nazionale ed un concetto ben più facile da comprendere, per lui e (forse) per la maggior parte dei cittadini, come quello di sovranità ed interesse nazionale.

Delle vecchie alleanze residue dall’ordine post-bellico non dà proprio nulla per scontato – a partire dalla Nato di cui si fa fatica a vedere il senso in un mondo in cui la minaccia sovietica è scomparsa dai radar e ormai da un bel po’, tanto più che il conto della difesa atlantica lo continua a pagare in proporzione schiacciante mamma Usa. Ora basta.

Poichè Donald è uomo d’affari, dunque, per far capire subito al partner debole e mal digerito qual è il nuovo clima, si prepara ad inviare a Bruxelles quale nuovo ambasciatore Usa Ted Malloch, un docente americano amico fraterno di Nigel Farage che ritiene che l’Euro si dissolverà entro 18 mesi ed ha sussurrato che il suo nuovo lavoro consisterebbe nell’accelerare il crollo di un’altra Unione, dopo quella sovietica dissoltasi meno di trent’anni fa.

Inaspettato e dolorosissimo, è l’attacco da Ovest.

EST

Vere o presunte, le indiscrezioni su sostegni politici ma anche finanziari fatti avere dal Cremlino a più agguerriti partiti euroscettici – vedi Front National in Francia o Lega Nord in Italia – tengono banco da mesi sulla stampa. Di certo c’è che Vladimir Putin vede come il fumo negli occhi non soltanto la Nato, ma anche la stessa Unione Europea da quando l’allargamento ad Est si è tramutato da progetto in realtà, arrivando a lambire o quasi i confini di terra russa.

Il picco della tensione, nell’ultimo decennio, si è toccato sempre sul fatale terreno (non metaforico) dell’Ucraina. Prima con le ripetute minacce di rottura del rifornimento di gas fondamentale per riscaldamenti ed energia a Kiev e tramite essa a tutto il Vecchio Continente. Poi, in tempi più recenti, con l’annessione manu militari – seppur più o meno abilmente mascherata – della Crimea. Da allora tra Bruxelles e Mosca lo scontro è formalizzato, con la politica delle sanzioni ufficialmente dispiegata.

Ora che dall’altra parte dell’Atlantico, in quella capitale sino a poche settimane fa tanto ostile, è arrivato un amico fraterno con cui l’intesa (almeno apparentemente) è così perfetta, giocare d’attacco per dividere e gettare sale sulle ferite aperte dell’Unione non è più un tabù. Quale miglior occasione di questo 2017 ricco di appuntamenti elettorali davvero imprevedibili in tutti o quasi i Paesi chiave dell’Ue?

E’ l’attacco da Est, e non è la trama di un film.

 

Soluzioni?

Al dibattito pubblico la parola – se ne sarà capace.

Qualcuno, in alternativa, sostiene che su queste basi cresca in Europa la voglia dell'”uomo forte” in grado di prendere di petto la terribile disfida.

Mauro Repetto, se laggiù da qualche parte ci sei, salvaci tu.

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