Berlino-Ankara, venti di guerra nel cuore d’Europa

Nel caso ce ne fosse stato bisogno, proprio sul finire del 2016, la cronaca torna prepotentemente a bussare alle porte d’Europa, ricordandoci quanto la guerra sia viva e presente – se non nel cuore del Vecchio Continente, a due passi da esso. Si chiude così (almeno si spera) uno degli anni più tetri e tumultuosi del nuovo secolo.

Non c’è legame esplicito, sia chiaro, tra quanto avvenuto nel giro di poche ore ad Ankara, con l’assassinio dell’ambasciatore russo in terra turca, e a Berlino, con l’assalto di un tir contro la folla radunata attorno ad un mercatino di Natale. La concomitanza temporale dei due eventi è probabilmente del tutto casuale.

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E tuttavia i due episodi s’incrociano nella mente e nella coscienza dell’opinione pubblica con la forza prorompente del più cupo degli avvertimenti: la violenza politica è tornata a definire il nostro orizzonte civile. Ne fa parte, diremmo quasi integrante. Che ci piaccia o no, siamo costretti a tornare ad accettarlo, e a misurarci con tale realtà.

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Soddisfatto solo il 5% dei ricollocamenti dei migranti. Eppure l’Unione Europea è soddisfatta…

[Esercizio di guestblogging: io, Andrea Boeris, ho preso il controllo del blog di Simone Disegni e mi diletto per un giorno con le politiche dell’immigrazione nell’Ue]

Un’Europa del nord economicamente forte e una del sud debole. Ventotto politiche estere diverse, ogni Stato gestisce la sua. Va bene tutto, sono cose già note. Ma è sulle politiche migratorie che l’Unione Europea sta tradendo se stessa. Basta un dato: 5%. Sono gli 8.162 rifugiati ricollocati dall’Ue sui 160 mila previsti dall’ultimo accordo del settembre 2015.

I due paesi che si stanno facendo carico dell’accoglienza sono Grecia e Italia, ma da settembre 2015 a oggi sono stati soltanto poco più di 6 mila i ricollocamenti dalla penisola ellenica ad altri stati dell’Unione. Meno di 2 mila quelli dall’Italia. L’uscente Regno Unito si era subito tirato fuori dal piano, potendo esercitare la possibilità di opt-out dalle politiche di asilo. Ma il meccanismo di ripartizione si sta scontrando con la contrarietà dei paese dell’Europa centrale, quelli che si sono uniti più tardi al processo di integrazione.

La Repubblica Ceca ha accolto dodici persone. Nove la Slovacchia di Robert Fico, attuale presidente di turno del Consiglio Ue. Zero l’Ungheria e la Polonia. Continua a leggere

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La Danimarca affossa il Trattato di Maastricht, l’Europa trema

(Virtually published on June 3rd, 1992)

Un nuovo spettro si aggira per l’Europa, da ieri. E’ quello dell’euro-scetticismo, il timore delle conseguenze dell’unificazione del continente da parte degli stessi cittadini europei, secondo la nuova definizione degli esperti. Una malattia che potrebbe rivelarsi fatale per un processo d’integrazione “post-nazionale” che non può fare a meno del supporto popolare.

Contro ogni previsione infatti, ieri, 2 giugno 1992, la Danimarca ha rigettato tramite
referendum l’adesione del Paese all’Unione Europea, sancita dal Trattato di Maastricht. La notizia ha gettato nel panico i governanti di mezza Europa, che mai si sarebbero aspettati una bocciatura da parte di uno dei Paesi che ha più beneficiato degli aiuti comunitari. Senza la ratifica da parte di tutti gli Stati membri, infatti, il Trattato non può entrare in vigore e la nuova creatura politica, l’Unione Europea, rischia di morire prima ancora di vedere la luce.

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“Mattarella guida salda per il Paese”. Europa e mercati crederanno alle rassicurazioni del Renzi dimissionario?

“Al Quirinale siede un punto di riferimento saldo per il sistema politico” – dice Renzi nel discorso in cui annuncia le dimissioni del suo governo, che saranno consegnate nelle mani di Mattarella lunedì pomeriggio. E per un attimo tutti si chiedono se il premier uscente crede davvero alle parole che pronuncia o piuttosto spera tra sè e sè che traccino una parabola non troppo lontana dalla realtà.

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Hofer-Van Der Bellen, l’Austria al voto nelle elezioni più folli del secolo

Polemiche infuocate per le anomalie nelle schede da inviare per posta, un Paese spaccato da una campagna elettorale infinita, il rischio dietro l’angolo di una deriva populista nel caso le cose si mettano male per il fronte europeista. Il referendum italiano? Macchè, la vera sfida di questa domenica si gioca a Vienna, dove i cittadini saranno chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica nell’elezione più folle del secolo.

Per rinnovare la casella più alta dell’ordinamento repubblicano, rimasta ormai sguarnita dopo che si è esaurito il mandato dell’uscente Heinz Fischer, l’Austria è in campagna elettorale ininterrottamente di fatto da dieci mesi.

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Gianni Pittella a un passo dalla candidatura per la presidenza del Parlamento Europeo

Dopo il quinquennio di Romano Prodi alla guida della Commissione Europea, tra il 1999 ed il 2004, un italiano potrebbe salire nuovamente allo scranno più alto di una delle istituzioni chiave dell’Ue.

Secondo fonti riservate, Gianni Pittella, leader del gruppo dei Socialisti&Democratici al Parlamento Europeo, sarebbe sul punto di annunciare la propria candidatura alla presidenza dell’assemblea di Strasburgo.

Lo scrive l’edizione europea di Politico, che svela che l’annnuncio ufficiale da parte del politico italiano potrebbe arrivare già questo mercoledì 30 novembre.


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Da paria d’Europa a leader del mondo libero, la parabola della Germania è compiuta?

In genere al presidente degli Stati Uniti ci si riferisce come a “leader del mondo libero” e di rado senza ironia. Sono tentato di dire che questo appellativo oggi lo merita Angela Merkel.

Le parole dello storico ed analista Timothy Garton Ash scolpiscono sulla schiena della Cancelliera tedesca uno di quei fardelli leggeri leggeri da portare.

charlieMa all’indomani del trionfo di Donald Trump negli USA e di fronte al dilagare nel Vecchio Continente del virus neo-nazionalista, quanto meno in senso di allontanamento sempre più marcato dall’idea d’integrazione europea, il prof di Oxford non è l’unico a vedere nella Germania l’ultimo baluardo dell’ordine democratico. Continua a leggere

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