Il progetto

Ok, fermi tutti.

Dunque seriamente stiamo mettendo in discussione quell’avvenieristico cantiere chiamato “costruzione europea“? Seriamente stiamo considerando di retrocedere, di tornare a spezzettarci in piccoli staterelli (o regioni), buttando al vento cinquant’anni d’integrazione, politiche comuni e un pur discutibile Premio Nobel per la Pace?

Tempo di risvegliarsi e guardare in faccia la realtà – prima che sia, per davvero, troppo tardi. L’Unione Europea appare oggi agli occhi dei suoi cittadini come un oggetto misterioso, nel migliore dei casi; un’entità ostile, da combattere, in moltissimi altri, a tutte le latitudini del continente. Con buona pace dei richiami romantici al “sogno” dei Padri Fondatori.

Non che i segnali per le leadership europee, negli ultimi anni, non fossero stati già sufficientemente allarmanti – a partire dal rigetto popolare del trionfale progetto di Costituzione Europea da parte di due tra i Paesi fondatori, la Francia ed i Paesi Bassi, nella primavera del 2005.

Ma a far data dallo scorso 23 di giugno l’Europa – si può ben dire – non è davvero più la stessa. Mai, prima d’allora, un Paese membro aveva “osato” voltare le spalle all’Unione Europea. Farlo realmente, s’intende, e non a parole, intraprendendo per davvero il cammino d’uscita dall’organizzazione regionale più integrata al mondo. E poco pesa il fatto che a pronunciare il “gran rifiuto” sia stato il Paese da sempre più scettico e cinico sulla propria partecipazione all’Unione, il Regno Unito.

La Brexit stravolge completamente gli assunti fin qui acquisiti tanto da parte delle leadership quanto dai cittadini di tutta Europa, rendendo plausibile uno scenario che sino a un pugno di mesi fa poteva ben essere derubricato alla categoria “fantapolitica”: la dis-integrazione dell’Europa, un evento storico dalla portata difficilmente immaginabile.

Tutto può succedere, naturalmente, ed attenti osservatori non escludono d’altra parte neppure un’evoluzione del tutto opposta, ossia il rafforzamento per reazione di un’Unione più politica, magari attorno a un “nucleo” più ristretto e coeso di Paesi promotori. Tutte le varianti intermedie tra questi due scenari opposti restano del tutto plausibili.

La crisi continua a mordere, tuttavia, sul piano finanziario, sociale, culturale, perfino identitario. E dalle guerre ai confini al terrorismo in casa, dalla competizione globale all’epopea migratoria, la realtà non smette di fornire ai cittadini europei ragioni di insicurezza ed interrogativi per il futuro – aprendo la porta a sviluppi imprevedibili.

In questo blog, umilmente e modestamente, proveremo a raccontare dei frammenti di questa storia, quella di un continente avventuratosi nel processo d’integrazione regionale più ambizioso al mondo che all’anno domini 2016 (forse) rimette tutto in discussione, cambia, si trasforma, si ri-compone in nuove forme.

Lo faremo laicamente, senza giudizi e pre-giudizi di sorta. Rilanciando notizie che hanno avuto poco risalto, raccontando storie e personaggi “di contesto”, riportando idee ed opinioni interessanti – sempre nello sforzo di capire, tutto sommato, dove va l’Europa. E provando, se possibile, anche a riderci un po’ su.

Buon viaggio, e buona lettura.